Project Description

Il romanzo narra la storia autobiografica di Zeno Cosini, la più celebre e riuscita declinazione della figura dell’“inetto”, del moderno antieroe sveviano. Zeno è un uomo abulico, afflitto da un forte senso di inadeguatezza, incapacità di vivere che interpreta come il sintomo della propria malattia: è un uomo dalle mille sfaccettature, un alienato nel quale viene ribaltato ogni criterio di comportamento. La storia della sua vita è l’esempio lampante di una serie di insuccessi che paradossalmente si trasformano in successi: sposa l’unica delle tre sorelle che non ha mai desiderato (ma proprio questa si rivela la moglie ideale); benché inetto e incapace salva dal fallimento il cognato Guido (prototipo invece dell’uomo di successo); tradisce la moglie senza farsi scoprire (al contrario di Guido, il cui comportamento insinua sospetti nella consorte). Se la “malattia” gli impedisce quindi di vivere come le persone “normali”, queste però – convinte come sono di essere nel giusto – si rivelano impenetrabili a ogni cambiamento, risultano prevedibili e conformiste, sono imprigionate in schemi logori e socialmente condivisi. Con Svevo assistiamo dunque al passaggio dalla struttura narrativa ottocentesca al soggettivismo psicologistico del personaggio-coscienza: il racconto abbandona la centralità della trama, della cronologia, della presentazione lineare degli eventi, della descrizione oggettiva delle vicende, per spostarsi verso la rappresentazione di un personaggio tormentato e contraddittorio, un uomo moderno che racchiude in sé pensieri e pulsioni spesso contrastanti. E che paradossalmente nel difendere la propria malattia custodisce la fonte privilegiata della propria diversità: proprio in essa infatti va riconosciuta la nostra più intima essenza. La malattia si configura dunque come l’unica possibilità di riscatto, l’unica in grado di difenderci dall’alienata omologazione borghese.

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